24/01/2011, 00.00
THAILANDIA
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Bangkok, decine di migliaia di "camicie rosse" in marcia contro il governo

La manifestazione si è svolta in modo pacifico e non si sono registrati incidenti. Il movimento chiede il rilascio dei leader e simpatizzanti ancora oggi in prigione. La Corte penale internazionale afferma di non poter intervenire per eventuali "reati politici" nel Paese. Domani in piazza i "gialli".

Bangkok (AsiaNews/Agenzie) - Decine di migliaia di "camicie rosse" - movimento anti-governativo vicino all'ex premier in esilio Thaksin Shinawatra - hanno sfilato ieri per le vie di Bangkok, chiedendo il rilascio dei loro leader imprigionati. I manifestanti affermano di voler continuare la loro battaglia nonostante la Corte penale internazionale abbia respinto il loro appello: i giudici spiegano di non avere "potere di intervento" contro l'esecutivo guidato da Abhisit Vejjajiva, per gli episodi di violenza contro critici e dissidenti thai.

Fonti della polizia confermano che circa 27mila persone hanno marciato in modo pacifico per la capitale. I manifestanti si sono ritrovati negli stessi luoghi teatro delle proteste del 2010, che hanno bloccato per mesi Bangkok e causato più di 90 morti e migliaia di feriti. Il lungo serpentone ha concluso il cammino davanti al Monumento alla democrazia. Quella di ieri è la seconda protesta promossa dalle "camicie rosse", vicine al partito di opposizione United Front for Democracy against Dictatorship (UDD), dal 22 dicembre scorso, giorno in cui il governo ha rimosso lo stato di emergenza.

Ad oggi vi sono ancora 19 leader antigovernativi e dozzine di simpatizzanti in prigione, dopo le proteste e i violenti scontri con la polizia dello scorso anno. Jatuporn Prompan, uno dei capi UDD, sottolinea che il movimento "vuole creare il minor disagio possibile alle persone che vivono nella zona delle proteste". Per questo terranno una sola manifestazione al mese, rispetto alle due annunciate in un primo momento.

Intanto la Corte penale internazionale ha respinto una richiesta dei leader delle "camicie rosse", che chiedevano di processare il premier Abhisit e l'esecutivo per presunte "violenze contro gli oppositori". I giudici spiegano che il tribunale non ha la giurisdizione per poter giudicare sui "reati politici" eventualmente commessi in Thailandia. Tuttavia, i leader rossi annunciano di voler continuare la battaglia per la democrazia nel Paese.

Domani, infine, Bangkok vivrà una nuova giornata di tensione: a sfilare, questa volta, saranno i "gialli" del People's Alliance for Democracy (PAD), uniti ai nazionalisti. Le forze dell'ordine temono scontri di piazza fra "camicie rosse e gialle".

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