27/01/2020, 08.58
IRAQ
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Baghdad: razzi contro l’ambasciata americana, un morto nelle proteste

Cinque razzi sono stati lanciati contro la rappresentanza diplomatica, nella Zona Verde. Uno ha colpito la mensa, ferendo almeno una persona. Al momento l’attacco non è stato rivendicato. Le forze di sicurezza intervengono per sedare le manifestazioni di piazza, provocando una vittime e oltre cento feriti in tutto il Paese. 

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - Cinque razzi sono stati lanciati contro l’ambasciata statunitense in Iraq, all’interno della Zona Verde di massima sicurezza a Baghdad, provocando il ferimento di almeno tre persone. L’attacco è avvenuto ieri, in un contesto di crescenti tensioni e violenze nel Paese: sempre ieri, infatti, le forze di sicurezza sono intervenute per sedare con la forza le proteste anti-governative, causando la morte di un manifestante. 

Fonti locali riferiscono che almeno uno dei cinque vettori Katyusha avrebbe centrato la mensa della rappresentanza diplomatica Usa in Iraq, mentre gli altri quattro sono caduti a breve distanza dal primo senza colpire l’edificio. Analisti ed esperti sottolineano che questa sarebbe la prima volta in diversi anni in cui il personale statunitense viene ferito in un attacco. 

Al momento nessun gruppo o movimento ha rivendicato l’operazione. In passato, per operazioni analoghe Washington aveva accusato le milizie locali sciite sostenute e finanziate dall’Iran.

Il Primo Ministro irakeno Adel Abdul Mahdi ha condannato l’attacco, aggiungendo che il perpetrarsi di simili gesti potrebbe “trascinare l’Iraq in un campo di battaglia”. Il Dipartimento di Stato americano si è rivolto alla controparte irakena, invitandola ad “adempiere ai propri obblighi in tema di difesa delle nostre strutture diplomatiche”.

Le nuove violenze si inseriscono in un contesto turbolento della vita politica e istituzionale del Paese. Il 24 gennaio decine di migliaia di persone, secondo alcuni oltre un milione, sono scese in piazza rispondendo all’appello del leader radicale sciita Moqtada al-Sadr, chiedendo la cacciata delle truppe Usa. Una manifestazione disgiunta dalle proteste antigovernative in atto da mesi contro corruzione e malaffare. Alle controversie interne si uniscono poi le tensioni internazionali, in particolare lo scontro frontale fra Stati Uniti e Iran che si consuma (anche) sul territorio irakeno.

Sempre ieri le forze di sicurezza irakene hanno aperto il fuoco contro i manifestanti anti-governativi a Baghdad, uccidendo almeno una persona. Nella città meridionale di Nassyria, alcuni uomini non identificati avrebbero incendiato le tende dei manifestanti, che hanno risposto dando alle fiamme due veicoli della polizia. Negli scontri sono rimaste ferite almeno 75 persone, su un totale di oltre un centinaio registrate in tutto il Paese. 

Fin dalla prima mattinata di ieri centinaia di studenti universitari si sono riuniti a piazza Tahrir, epicentro delle proteste anti-governative, intonando slogan e canti contro Stati Uniti e Iran. Le manifestazioni si sono estese alle città di Kerbala, Najaf e Diwaniya, a dispetto delle minacce delle autorità locali e centrali che avevano minacciato di reprimere con la forza il dissenso.

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