26/08/2021, 08.55
IRAQ - CINA
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Baghdad punta su Pechino per sviluppare impianti a energia solare

Il governo irakeno ha firmato un accordo iniziale con il gigante PowerChina per la costruzione di una centrale della portata di 2mila megawatts. Secondo produttore Opec al mondo, il Paese dipende dalle importazioni dall’Iran, soggetto alle sanzioni Usa. Nel 2020 ha bruciato circa 17,37 miliardi di metri cubi di gas. 

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - L’Iraq ha sottoscritto un accordo iniziale con il gigante dell’energia cinese PowerChina, per la costruzione di impianti a energia solare con la capacità di circa 2mila megawatts. È quanto ha annunciato ieri una fonte ufficiale del governo di Baghdad, secondo cui nella prima fase del progetto le centrali avranno una capacità di circa 750 megawatts, che andrà poi ad aumentare nel futuro. 

Le forniture provenienti dalla rete energetica principale dell’Iraq soffrono per tutto l’anno di interruzioni, che durano anche diverse ore al giorno. Tuttavia, il problema si aggrava durante i mesi estivi in cui le temperature raggiungono con regolarità i 50 gradi - soprattutto al sud - e le famiglie devono fare affidamento su climatizzatori, condizionatori e ventilatori. 

L’Iraq è il secondo maggior produttore mondiale fra le nazioni Opec, ma vuole diminuire la propria dipendenza dalle importazioni di elettricità dall’Iran. Inoltre, Baghdad è vittima di una crescente pressione da parte degli Stati Uniti, per liberarsi dal legame con Teheran oggetto delle sanzioni statunitensi dal 2018 reintrodotte dall’allora presidente Donald Trump. 

In tutti questi anni le due amministrazioni americane (repubblicana e democratica) che si sono succedute al potere hanno concesso deroghe all’Iraq, per consentirgli di importare energia dalla Repubblica islamica. Il limite ultimo è fissato per dicembre, ma da più parti si chiede un intervento risolutivo per mettere fine alle croniche mancanze che colpiscono tanto la vita quotidiana delle famiglie, quanto il comparto produttivo.

Secondo la Banca mondiale l’Iraq è stata la seconda nazione al mondo per consumi nel 2020 (posizione che detiene ormai da cinque anni consecutivi) dopo la Russia, bruciando circa 17,37 miliardi di metri cubi di gas. Inoltre, la crisi politica (e la corruzione) che ha colpito il Paese ha ostacolato diversi progetti di lungo periodo finalizzati allo sviluppo dell’ estrazione di gas. A questo si aggiunge la continua influenza del vicino iraniano, che ne ha determinato anche le politiche energetiche, e i ripetuti attacchi a linee elettriche e dell’alta tensione per mano dello Stato islamico e di altri gruppi fondamentalisti, comprese le milizie filo-Teheran.

Quest’anno il governo di Baghdad ha già firmato contratti sulle energie rinnovabili con TotalEnergies e Masdar, il ramo delle energie rinnovabili del fondo sovrano di Abu Dhabi, Mubadala Investment Company. L’accordo con Masdar include lo sviluppo di progetti solari per una portata complessiva di circa 2 gigawatts e contribuirebbe a raggiungere l’obiettivo di generare fino al 20/25% della propria energia da fonti rinnovabili (pari a 12 gigawatt entro il 2030). Trattative per l’importazione di energia sono in corso con Giordania, Turchia, Arabia Saudita e altre nazioni del Consiglio di cooperazione del Golfo. 

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