11/06/2018, 08.51
IRAQ
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Baghdad, elezioni parlamentari: a fuoco un deposito con le schede da ricontare

All’interno della struttura conservate circa la metà delle preferenze espresse. Il ministero degli Interni precisa che nessuna scatola contenente i voti è andata distrutta. Il premier uscente parla di “complotto” per colpire la democrazia e annuncia il “pugno di ferro”. L’incidente alimenta le richieste di quanti vogliono ripetere la tornata elettorale.

Baghdad (AsiaNews/Agenzie) - A pochi giorni dalla richiesta del Parlamento irakeno di procedere a una verifica dei risultati delle elezioni politiche del 12 maggio scorso per (possibili) brogli, il più importante deposito per l’archiviazione delle schede elettorali ha preso fuoco. Al suo interno erano conservate circa la metà delle schede con i relativi voti espressi dai cittadini. L’incidente, le cui cause non sono state ancora accertate, ha alimentato la richiesta di quanti invocano nuove elezioni. 

Il Primo Ministro Haider al-Abadi ha definito l’incendio un “complotto” per colpire la democrazia in Iraq. 

Il rogo pone ulteriori dubbi e interrogativi sulla regolarità di una tornata elettorale già sospettata di irregolarità. Al voto hanno partecipato meno del 45% degli aventi diritto, un minimo storico, e fin da subito sono emerse accuse di frodi. 

“Prenderemo tutte le misure necessarie - ha sottolineato il premier in una nota - e colpiremo con il pugno di ferro quanti vogliono mettere a rischio la sicurezza della nazione e dei suoi cittadini”. Il ministero degli Interni ha aggiunto che “non è bruciata nemmeno una scatola” contenente i voti. 

Esperti e inquirenti hanno aperto un’inchiesta per stabilire le cause del rogo e prepareranno un rapporto dettagliato per illustrare le possibili cause. 

La settimana scorsa il Parlamento irakeno ha approvato una mozione che impone di ricontare, questa volta a mano, scheda per scheda, i voti delle elezioni politiche che hanno visto la vittoria del leader radicale sciita Moqtada al-Sadr e del suo movimento populista e anti-sistema. In precedenza erano emerse con insistenza voci di brogli e contestazioni, che avevano spinto il governo a formare una commissione di inchiesta e a rimandare l’ufficializzazione dei risultati. 

Per il presidente uscente del Parlamento Salim al-Jabouri l’incidente mostra che è necessario ripetere le elezioni. “Il crimine di incendiare un deposito di stoccaggio delle schede nell'area di Rusafa - afferma - è frutto di un gesto deliberato e per questo va punito. Si tratta di un crimine pianificato, finalizzato a coprire le accuse di frode e manipolazioni dei voti. Una bugia verso i cittadini irakeni e un maldestro tentativo di modificare la volontà popolare”. 

Quanti si oppongono a una nuova conta dei voti, soprattutto all’interno della coalizione vincitrice, affermano che quanti hanno votato per una verifica lo hanno fatto [come nel caso del presidente del Parlamento al-Jabouri] dopo aver perso il prpprio seggio. Il blocco di al-Sadr ha boicottato la sessione in cui si è svolta la votazione.

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