14/09/2019, 11.26
INDIA
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Assam, in costruzione il primo centro di detenzione di massa per i cittadini ‘illegali’

Il campo è composto da 15 edifici di quattro piani, scuole e un ospedale. L’area scelta dal governo è West Matia, nel distretto di Goalpara. Il lager ospiterà 3mila persone, tra gli 1,9 milioni esclusi dal Registro nazionale dei cittadini. L’incubo di perdere la cittadinanza ha spinto al suicidio già 51 persone.

New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – L’opera di costruzione del primo centro di detenzione di massa per coloro che sono stati esclusi dal Registro nazionale dei cittadini in Assam è “a buon punto”. Lo assicurano gli ingegneri che stanno portando a termine 15 edifici di quattro piani, scuole, un ospedale, un auditorium e 180 bagni. Il primo campo indiano per i cittadini dichiarati “illegali” sta sorgendo su 2,5 ettari a West Matia, nel distretto di Goalpara, a circa 150 km dalla capitale Guwahati.

Rabin Das, uno dei costruttori, riferisce che la costruzione “sarà pronta entro la fine di quest’anno”. Il campo ospiterà circa 3mila persone e avrà anche un’area riservata alle forze di sicurezza. Per il progetto l’India ha stanziato 460 milioni di rupie (5,8 milioni di euro). L’opera di costruzione è affidata alla Assam Police Housing Corporation Limited. I lavori del primo campo sono iniziati a dicembre 2018 e nei prossimi mesi è prevista la posa della prima pietra di altre nove residenze simili.

I funzionari di governo rassicurano la popolazione sul fatto che il centro non “sarà come un carcere”. G Kishan Reddy, ministro dell’Unione per gli affari interni degli Stati, garantisce che “sarà data attenzione speciale alle donne con bambini e alle gestanti. I bambini alloggiati nei centri di detenzione avranno delle strutture educative”.

Il 31 agosto scorso le autorità dell’Assam hanno pubblicato la lista di coloro cui viene riconosciuta la cittadinanza nello Stato indiano. Gli esclusi dal National Register of Citizens (Ncr) sono stati 1,9 milioni, mentre in un primo censimento erano quattro milioni; a tutti loro viene concessa una proroga di 120 giorni per presentare nuovi documenti. Al termine di questo periodo, non è ancora chiaro quali decisioni verranno prese.

In sostanza, gli abitanti devono “provare” che risiedono nello Stato almeno dal 24 marzo 1971, qualche mese prima che il Bangladesh diventasse indipendente. Secondo le autorità infatti, da quell’anno l’India è stata invasa da milioni di migranti bengalesi, che quindi non hanno diritto di residenza. Lo stesso primo ministro Narendra Modi, rieletto per un secondo mandato a maggio di quest’anno, ha condotto un’accesa campagna contro l’immigrazione illegale, facendone una dei suoi cavalli di battaglia.

In questi mesi la popolazione ha vissuto il censimento come una vera e propria “caccia alle streghe” e sostiene che l’unico obiettivo del governo sia riequilibrare la composizione etnico-religiosa dello Stato, che teme un’invasione simile a quella dei Rohingya. Qui un terzo dei residenti (su un totale di 32 milioni di abitanti) professa la religione islamica, a differenza del resto del Paese che è a maggioranza indù. Milioni sono i tribali, la maggior parte analfabeti, che spesso non possiedono certificati di nascita da presentare ai controlli.

La paura di perdere il diritto di residenza, essere costretti a lasciare la propria casa e venire rinchiusi in quelli che sono considerati dei lager a tutti gli effetti, ha gettato nella disperazione decine di persone. L’Ong Citizens for Justice and Peace, che sta aiutando la popolazione nella compilazione dei documenti, ha registrato almeno 51 suicidi da parte di persone che vivevano con “trauma e stress” l’incubo di perdere la cittadinanza.

Sarojini Hajong è uno degli esclusi dalla lista dei cittadini. Dichiara all'emittente indiana Ndtv: “Ho paura di non essere in grado di provare la mia cittadinanza e finire in detenzione. Cosa accadrà in seguito? Tutti soffriremo nella mia famiglia, dai miei figli alla mia anziana madre a mia moglie malata”.

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