06/11/2018, 14.34
PAKISTAN
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Asia Bibi è di nuovo in carcere. L’appello del marito: ‘Pregate per noi’

La donna cristiana, prosciolta dall’accusa di blasfemia, è tornata nel penitenziario di Multan. La famiglia non è protetta dalle forze dell’ordine. Attivista pakistano: “Solo Gesù Cristo è il nostro protettore. Amiamo il Pakistan con tutte le nostre forze”.

Islamabad (AsiaNews) - Asia Bibi, la donna cristiana assolta dall’accusa di blasfemia, ma per la quale i radicali islamici del Pakistan continuano a chiedere l’impiccagione “è tornata di nuovo in carcere a Multan”. Lo dichiara ad AsiaNews Joseph Nadeem, direttore esecutivo di Reinassance Education Foundation, mentre è in compagnia del marito di Asia, Ashiq Masih, e di sue due figlie. Dopo la lettura della sentenza d’innocenza, gli estremisti hanno ottenuto dal governo la revisione del verdetto. Per questo la donna è tornata nel penitenziario che per anni è stato la sua prigione in attesa della decisione. Da allora i familiari sono nascosti in una località segreta, in attesa di poter riabbracciare – da libera – la madre cristiana. Ashid vuole lanciare un messaggio a tutto il mondo: “Abbiamo bisogno di protezione. Aiutateci e pregate per noi, pregate per la nostra salvezza e per la giustizia per Asia Bibi”.

L’attivista pakistano racconta che i familiari di Asia “erano contentissimi dopo la sentenza dei giudici supremi e non vedevano l’ora di poterla finalmente riaccogliere tra le loro braccia”. La pubblicazione del verdetto da parte dei giudici della Corte suprema, spiega Nadeem, “ha scatenato le proteste dei fondamentalisti in tutto il Paese, che hanno bloccato le strade e imposto una situazione di assenza di legge”. Per porvi rimedio, “sfortunatamente il governo ha stipulato un accordo. Speriamo che Asia possa raggiungere al più presto un luogo sicuro, in cui aver salva la vita”.

L’attivista ribadisce che Asia Bibi è “innocente. In teoria doveva essere libera. Invece l’esecutivo non è riuscito a resistere alle pressioni degli estremisti. Questo è un ulteriore motivo di crisi”. Poi evidenzia: “Non si tratta di un caso che riguarda solo Asia Bibi. Qui ad essere coinvolti sono la giustizia, il rispetto della legge, della Corte suprema e dei suoi onorevoli giudici”.

Contattati da AsiaNews, i vertici della Chiesa pakistana non rilasciano commenti sulla vicenda. Nadeem invece, nonostante la resa dell’esecutivo, vuole “parlare solo in favore del nostro Paese, che noi amiamo con tutte le forze”. Egli è certo “che la Corte suprema non ribalterà la sentenza che i suoi stessi meritevoli giudici hanno pronunciato”. Infine non approva la decisione di Saif-ul-Muluk, avvocato difensore di Asia, di fuggire in Olanda per avere salva la vita. “Tutti noi abbiamo ricevuto minacce di morte – dichiara – potrebbe succedere qualsiasi cosa anche a noi, ma non per questo fuggiamo. Lui ha ricevuto molti soldi per seguire il caso, eppure ha lasciato Asia Bibi da sola. Abbiamo bisogno di lui in Pakistan”. La famiglia di Asia, conclude, “è triste per quello che sta succedendo, ma siamo certi che verrà liberata presto. Non godiamo della protezione di nessuno, solo il nostro Signore Gesù Cristo è il nostro protettore”.

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