06/12/2013, 00.00
INDIA - VATICANO
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Arcivescovo di Bangalore: L'Evangelii Gaudium chiama l'India a una nuova evangelizzazione

di Giulia Mazza
Mons. Bernard Moras ha celebrato con papa Francesco la messa di chiusura dell'Anno della fede: "È un pontefice che è un buon pastore per tutti e che invita la Chiesa universale a rinnovare l'annuncio della Buona Novella". Il prelato spiega che Bangalore "è diventata la città in più rapida crescita dell'Asia" grazie alla grande industria informatica (It) e allo sviluppo dei settori sanitario ed educativo. Egli parla anche dei recenti attacchi contro i cristiani, frutto di vendette personali ma anche di poca prudenza da parte delle minoranze, che a loro volta non sempre rispettano i loro vicini.

Bangalore (AsiaNews) - L'Evangelii Gaudium di papa Francesco "invita le parrocchie, le diocesi e la Conferenza episcopale dell'India a vivere la nuova evangelizzazione in modo ancora più forte. Perché la nostra Chiesa, insieme a quella universale, ha l'obbligo e il compito di annunciare la Buona Novella con entusiasmo e rinnovamento". È quanto afferma ad AsiaNews mons. Bernard Moras, arcivescovo di Bangalore (Karnataka), dopo aver letto l'Esortazione apostolica e aver incontrato di persona il papa, in una recente visita a Roma.

Il prelato è giunto in Italia come membro del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, che dal 21 al 23 novembre ha organizzato la XXVIII Conferenza internazionale "La Chiesa al servizio della persona anziana malata: la cura delle persone affette da patologie neurodegenerative". Il 24 ha partecipato alle celebrazioni in piazza san Pietro per la chiusura dell'Anno della fede, e il giorno successivo è stato ricevuto da papa Francesco in un'udienza privata.

"Ho atteso con emozione - racconta mons. Moras ad AsiaNews - la possibilità di incontrare il Santo Padre. Il giorno della sua elezione ho vissuto una gioia profonda: nel vedere lui, il nuovo vescovo di Roma, e la sua croce pettorale, che è come la mia. Quando mi ha ricevuto eravamo nella Domus Santa Marta, e lui si muoveva come chiunque di noi farebbe... Ogni tanto prendeva del cibo, non esitava a fermarsi per salutare le persone che venivano da lui e condividere le loro preoccupazioni. Mi ha dato l'impressione di essere un vero buon pastore, che testimonia con la sua stessa vita l'umiltà che predica a tutti, anche a noi membri della Chiesa".

Mons. Moras è arcivescovo di una diocesi importante: Bangalore è la città in più rapida crescita dell'Asia e la sua popolazione ha raggiunto i 10 milioni di abitanti. "Ci sono vari motivi - spiega il prelato ad AsiaNews - per questo 'successo'. Anzitutto, è un luogo accogliente nei confronti di tutti, indiani e persone da ogni parte della Terra. Negli ultimi 10 anni è stata conosciuta per le attività legate al settore dell'Information Technology (It): oggi fornisce servizi non solo all'India, ma a tutto il resto del mondo, e molti stranieri stanno venendo qui per avviare imprese e attività. Oltre alla sua crescita, Bangalore contribuisce allo sviluppo del Karnataka, di cui genera il 64% delle entrate, e di tutto il Paese".

La città è nota anche per l'industria sanitaria e il settore educativo. "Abbiamo ottime strutture ospedaliere - sottolinea il vescovo - conosciute in tutto il mondo. Inoltre, ospitiamo molte scuole internazionali, frequentate da studenti del Karnataka, indiani di altre zone del Paese e stranieri. Il 10-20% dei ragazzi che studiano a Bangalore vengono dai Paesi vicini o da altri continenti: le rette sono più economiche, ma i servizi offerti sono di qualità".

Nonostante si tratti di una delle realtà più moderne, ricche e sviluppate dell'India, nel Karnataka si registrano ancora attacchi contro i cristiani da parte degli estremisti indù. Per la minoranza è ancora vivo il ricordo degli attacchi del 2008, quando 24 chiese vennero distrutte dai fondamentalisti, mentre in Orissa era in corso il più violento pogrom anticristiano mai accaduto in India.

Mons. Moras ricorda: "All'epoca nei due Stati erano al potere governi fondamentalisti [Bharatiya Janata Party, partito ultranazionalista indù - ndr] e i loro sostenitori ne hanno approfittato attaccando i cristiani. In alcune zone si stava diffondendo la mentalità che l'India 'è degli indù'. Ma la maggioranza degli indiani e degli indù non è d'accordo".

Da allora, aggiunge, "in Karnataka abbiamo instaurato ottimi rapporti con le altre comunità. Per fortuna adesso abbiamo un governo secolare, meglio disposto nei confronti delle minoranze, e i nostri rapporti con le autorità sono migliorate. Ci sentiamo liberi di praticare e professare la nostra religione, come garantisce la Costituzione indiana".

Nonostante il cambio di leadership politica, nello Stato si registrano ancora attacchi contro le comunità cristiane, in particolare contro le Chiese pentecostali. Secondo un rapporto del ministero degli Affari interni, il Karnataka è il peggior Stato dell'India meridionale quanto a violenze di matrice etnica o religiosa. Alcuni sostengono che queste aggressioni siano legate alle elezioni generali del 2014, un modo degli ultranazionalisti per guadagnare voti tra la comunità indù.

Secondo mons. Moras però, "questi attacchi non hanno motivazioni politiche, perché il governo ha affermato con chiarezza che non tollererà violenze contro minoranze, chiese e luoghi di culto. Credo siano frutto di vendette personali e locali, che non hanno a che vedere con il fondamentalismo. E a volte accadono perché noi stessi [cristiani] non siamo prudenti. Quando pratichiamo la nostra religione, quando preghiamo, dobbiamo rispettare tutti i nostri vicini. Io ho il diritto di praticare il mio credo, ma al tempo stesso è mio compito permettere agli altri di praticare il loro. Se lo facciamo? Non credo".

 

 

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