21/11/2019, 14.05
THAILANDIA - VATICANO
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​Papa in Thailandia: il missionario apre porte per condividere l’abbraccio di Dio

Sono stati il “discepolo missionario” che “esce” per offrire a tutti il dono della Parola di Gesù e anche “bambini, bambine e donne esposti alla prostituzione e alla tratta” i temi della prima messa celebrata da papa Francesco a Bangkok. Il discepolo missionario “non è un mercenario della fede né un procacciatore di proseliti, ma un mendicante che riconosce che gli mancano i fratelli, le sorelle e le madri, con cui celebrare e festeggiare il dono irrevocabile della riconciliazione che Gesù dona a tutti noi”.

Bangkok AsiaNews) – Sono stati il “discepolo missionario” che “esce” per offrire a tutti il dono della Parola di Gesù e anche “bambini, bambine e donne esposti alla prostituzione e alla tratta” i temi della prima messa celebrata da papa Francesco nel suo 32mo viaggio apostolico. Nello Stadio nazionale Supachalasai di Bangkok ci sono più di 50mila persone, una grande folla soprattutto tenendo conto che i cattolici in tutta la Thailandia sono meno di 300mila.

Il pomeriggio di Francesco è iniziato con la visita a re Maha Vajiralongkorn “Rama X”, all’Amphorn Royal Palace. Giunto alle 17.00 locali (10 GMT, il Papa ha avuto un incontro privato con il re e la regina.

Dal palazzo reale allo stadio, accolto da una folla entusiasta e commossa.

Il discepolo missionario, dunque, nelle parole di Francesco, “non è un mercenario della fede né un procacciatore di proseliti, ma un mendicante che riconosce che gli mancano i fratelli, le sorelle e le madri, con cui celebrare e festeggiare il dono irrevocabile della riconciliazione che Gesù dona a tutti noi: il banchetto è pronto, uscite a cercare tutti quelli che incontrate per la strada (cfr Mt 22,4.9). Questo invio è fonte di gioia, gratitudine e felicità piena, perché «permettiamo a Dio di condurci al di là di noi stessi perché raggiungiamo il nostro essere più vero. Lì sta la sorgente dell’azione evangelizzatrice» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 8)”.

“Sono passati 350 anni dalla creazione del Vicariato Apostolico del Siam (1669-2019), segno dell’abbraccio familiare prodotto in queste terre. Due soli missionari seppero trovare il coraggio di gettare i semi che, fin da quel tempo lontano, stanno crescendo e germogliando in una varietà di iniziative apostoliche, che hanno contribuito alla vita della nazione. Questo anniversario non significa nostalgia del passato, ma fuoco di speranza perché, nel presente, anche noi possiamo rispondere con la stessa determinazione, forza e fiducia. È memoria festosa e grata, che ci aiuta ad uscire con gioia per condividere la vita nuova che viene dal Vangelo con tutti i membri della nostra famiglia che ancora non conosciamo”.

“Tutti siamo discepoli missionari quando ci decidiamo ad essere parte viva della famiglia del Signore e lo facciamo condividendo come Lui lo ha fatto: non ha avuto paura di sedersi a tavola con i peccatori, per assicurare loro che alla tavola del Padre e del creato c’era un posto riservato anche per loro; ha toccato coloro che si consideravano impuri e, lasciandosi toccare da loro, li ha aiutati a comprendere la vicinanza di Dio, anzi, a comprendere che loro erano i beati (cfr S. Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsin. Ecclesia in Asia, 11). Penso in particolar modo a quei bambini, bambine e donne esposti alla prostituzione e alla tratta, sfigurati nella loro dignità più autentica; a quei giovani schiavi della droga e del non-senso che finisce per oscurare il loro sguardo e bruciare i loro sogni; penso ai migranti spogliati delle loro case e delle loro famiglie, come pure tanti altri che, come loro, possono sentirsi dimenticati, orfani, abbandonati, «senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita» (Esort. ap. Evangelii Gaudium, 49). Penso ai pescatori sfruttati, ai mendicanti ignorati. Essi fanno parte della nostra famiglia, sono nostre madri e nostri fratelli; non priviamo le nostre comunità dei loro volti, delle loro piaghe, dei loro sorrisi, delle loro vite; e non priviamo le loro piaghe e le loro ferite dell’unzione misericordiosa dell’amore di Dio”.

“Il discepolo missionario sa che l’evangelizzazione non è accumulare adesioni né apparire potenti, ma aprire porte per vivere e condividere l’abbraccio misericordioso e risanante di Dio Padre che ci rende famiglia. Cara comunità tailandese – ha concluso - andiamo avanti nel cammino, sulle orme dei primi missionari, per incontrare, scoprire e riconoscere con gioia tutti i volti di madri, padri e fratelli che il Signore ci vuole regalare e mancano al nostro banchetto domenicale”.

La messa è terminata con la lunga danza di centinaia di ragazze in costumi tradizionali. Musiche e gesti cari alla tradizione thai, come il beneaugurante drago che li ha accompagnati. (FP)

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