22/06/2007, 00.00
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“Polizia e abitanti del villaggio” sapevano degli schiavi

Il racconto di uno schiavo-operaio di 16 anni, per mesi “detenuto” in una fabbrica dello Shanxi, spesso visitata da “persone con uniformi della polizia”. Intanto il premier Wen promette la massima severità, ma nessuno spiega come questo vasto fenomeno sia potuto accadere per anni.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Un governo sempre più imbarazzato promette serie indagini sullo scandalo degli schiavi nelle fabbriche di mattoni, ma tace sulle possibili responsabilità dei pubblici poteri. Intanto sempre nuovi elementi confermano che tutto avveniva alla luce del sole. Il racconto di uno schiavo-operaio di 16 anni.

Il 20 giugno il premier Wen Jiabao, durante una riunione del Consiglio di Stato, ha chiesto al governo dello Shanxi di “dedicare la massima attenzione” alla questione e di compiere ogni indagine. Nella dichiarazione finale il Consiglio ha promesso “che saranno puniti con severità i malfattori che hanno sfruttato bambini, costretto operai a lavorare o causato loro ferite volontarie”. L’agenzia Xinhua riporta che Yu Youjun, governatore dello Shanxi, ha fatto “autocritica”, ma non spiega se sia stato adottato alcun provvedimento verso pubblici funzionari.

Negli ultimi giorni sono stati liberati 591 operai - tra cui 51 bambini - in fabbriche di mattoni e miniere di carbone nello Shanxi e nell’Henan, costretti a lavorare tra 14 e 20 ore senza salario e in condizioni inumane; centinaia di bambini scomparsi sono ritenuti essere ancora schiavi. Per cui analisti osservano che le ripetute affermazioni di Pechino di punire i responsabili, per tali crimini evidenti, appaiono voler celare un grave imbarazzo. Sempre Xinhua dice che nella stazione ferroviaria di Xian, capitale dello Shanxi, sono state chiuse 13 agenzie di collocamento “che hanno raggirato lavoratori rurali mandandoli a lavorare come schiavi in fabbriche di mattoni”. A conferma che tutto avveniva alla luce del giorno.

Se ora Meng Zhe, direttore della stazione di Xian, promette che “nel futuro non saranno ammesse agenzie di collocamento vicine alla stazione”, questo non spiega perché non ci siano stati controlli, anche considerate le denuncie dei genitori dei bambini scomparsi e degli “schiavi” fuggiti.

Anche Chen Chenggong, 16 anni di Ruzhou (Henan), ha accettato una buona offerta di lavoro fattagli da uno sconosciuto mentre era alla stazione ferroviaria di Zhengzhou. In poche ore si è trovato dentro un minibus con 12 altre persone, è stato portato in una fabbrica di mattoni della contea di Hongtong (Shanxi) per lavorare 20 ore al giorno, senza paga, poco cibo, ma con frequenti percosse. Liberato il 16 giugno, mostra le ferite sul volto e l’intero corpo e racconta che ha visto spesso “funzionari con le uniformi della polizia” visitare la fabbrica.

Dice che “erano pagati dal proprietario della fabbrica. L’intero villaggio lo era”. Racconta che “ci siamo rubati il cibo l’un l’altro”, perché non era mai sufficiente. Mesi passati dormendo sui mattoni senza coperte, percossi con sbarre e bastoni da 8 guardie quando erano “troppo lenti” nel lavoro e con 6 cani per riprendere chi fuggiva. Dice che almeno uno di loro è riuscito a fuggire e a raccontare tutto, ma nulla è successo.

Quando la polizia ci ha liberati – ricorda – siamo stati portati al loro comando per essere identificati e sentiti. Poi metà di noi è stata riportata nella fabbrica ormai abbandonata e lasciata lì per 3 giorni. Solo allora ci hanno dato cibo e il denaro per tornare a casa.

 

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