Coronavirus: Karachi, Ong nega il cibo a poveri indù e cristiani
di Shafique Khokhar

L’associazione “Saylani Welfare International Trust” è nata nel 1999 a sostegno di senzatetto e lavoratori stagionali. Fedele musulmano: “Superato ogni limite”. Deputata indù dona il suo stipendio al fondo per l’emergenza.


Karachi (AsiaNews) – Una Ong di Karachi ha negato gli aiuti alimentari a poveri indù e cristiani, che come i musulmani stanno soffrendo a causa del coronavirus. La “Saylani Welfare International Trust” opera dal 1999 nell’area di Korangi, distribuendo sussidi e pasti a senzatetto e lavoratori stagionali. Due giorni fa i volontari si sono rifiutati di consegnare le tessere alimentari ai membri delle minoranze, sostenendo che solo i musulmani ne hanno diritto.

In Pakistan il numero dei casi di contagio è arrivato a 1.664; le vittime sono 21. Le condizioni dei poveri sono quelle che destano più preoccupazione. A causa delle restrizioni ai movimenti decretati dal governo di Islamabad, molti lavoratori precari hanno perso l’unica fonte di sostentamento per l’intera famiglia. A loro sostegno, si stanno muovendo varie organizzazioni governative e locali.

Farooq Masih, un cristiano 54enne residente a Korangi, racconta che il 28 marzo Abid Qadri, membro della Saylani Welfare, ha distribuito le tessere alimentari per le strade del quartiere insieme ad altri colleghi. Ma, arrivati alle case dei cristiani, le hanno saltate. Il motivo è che lo “Zakat” [elemosina rituale, uno dei cinque pilastri dell’islam, ndr] è riservato ai fedeli di Maometto. L’uomo dichiara di aver implorato il cibo, senza ricevere ascolto.

Adan, un musulmano che abita nella stessa zona, si dice indignato per l’atteggiamento della Ong. “Perché hanno fatto una simile discriminazione con i cristiani? Non sono cittadini del Pakistan allo stesso modo? Hanno superato il limite. Questo atto non è accettabile da parte di un’associazione che pretende di servire l’umanità. Tutti stiamo soffrendo a causa del Covid-19”.

Mangla Sharma, deputata indù dell’Assemblea provinciale del Sindh, ha donato il suo stipendio di marzo al fondo per l'emergenza coronavirus creato dal Chief minister. “Dobbiamo pensare – afferma – solo agli esseri umani e ai poveri della nostra nazione. Se così non fosse, solo una comunità religiosa avrebbe benefici”. Poi sottolinea: “Dobbiamo essere tutti uniti in questo momento critico e aiutare ogni essere umano a prescindere da fede, credo o lingua. Dobbiamo comportarci subito come una sola nazione e mettere da parte le differenze”.

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