Wuhan ritorna alla normalità. L’epidemia ‘importata’ dall’Italia
di Wang Zhicheng

Solo un caso “locale” di infezione tre giorni fa. Tutti gli altri sono di cinesi che provengono dall’estero. Il Global Times suggerisce che l’epidemia potrebbe avere come origine l’Italia. La Cina continua a mostrarsi “vittima” e non “responsabile” dell’epidemia. Le autorità fanno di tutto per mostrare che ormai l’epidemia è debellata e che tutti possono tornare a lavorare, per sanare la crisi economica. In almeno 12 province le scuole verranno riaperte a fine marzo o agli inizi di aprile.


Pechino (AsiaNews) – A Wuhan, epicentro dell’epidemia di coronavirus, si festeggia con i fuochi d’artificio il ritorno ufficiale alla normalità. Due giorni fa le autorità hanno cominciato a smontare i posti di blocco che hanno isolato la città di 11 milioni di abitanti per quasi due mesi. Le cifre della Commissione nazionale per la salute dicono che a Wuhan non vi sono nuovi casi di infezione da quattro giorni e che la ormai quasi totalità dei casi sono “importati”, ossia di cinesi che provengono dall’estero.

Tre giorni fa è stato scoperto un caso “locale” nel Guangdong, ma oggi la Commissione annuncia che 39 nuove infezioni nella giornata di ieri sono tutte di cinesi rientrati da Europa, Stati Uniti e altri Paesi che combattono con il coronavirus.

A Hong Kong si registrano 44 nuovi casi, a Macao tre, a Taiwan 16, tutte “di ritorno”. In totale, in Cina vi sono 81.600 infetti e il bilancio delle morti è di 3276.

Intanto fa molto discutere un articolo pubblicato sul Global Times (magazine del Partito comunista cinese) in cui si suggerisce che l’epidemia potrebbe avere come origine l’Italia e non la Cina, come pensa il resto del mondo e molti cinesi. Il giornale cita un’intervista di Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto farmacologico Mario Negli ad alcuni media statunitensi, in cui egli dice che in novembre e dicembre scorsi in Italia i dottori di sono trovati davanti a una “strana polmonite, molto seria, specie fra persone anziane”. Remuzzi conclude che il coronavirus “si è diffuso almeno nel Nord Italia, in Lombardia… prima che sapessimo dell’epidemia in Cina”.

Ma il titolo del giornale suggerisce che “l’epidemia si è diffusa [in Italia] prima che in Cina”.

Secondo molti esperti, la Cina sta combattendo in tutti i modi su due fronti. Da una parte essa continua a mostrarsi “vittima” e non “responsabile” dell’epidemia, con accuse pesanti contro gli Stati Uniti che avrebbero introdotto a Wuhan il virus lo scorso ottobre. La sottile accusa verso l’Italia “epicentro” del virus sarebbe sulla stessa linea.

Il secondo fronte è quello economico: la Cina sta facendo di tutto per mostrare che ormai l’epidemia è debellata e che tutti possono tornare a lavorare. A causa della chiusura di fabbriche e negozi, la produzione e i consumi sono al minimo; in più, a causa dell’epidemia in Europa e negli Usa l’export ha ricevuto un forte contraccolpo. Le piccole e medie imprese sono le più colpite; quasi il 50% della grande distribuzione e il 60% dei ristoranti sono in grave difficoltà.

Per spingere alla “normalità”, in diverse province si riaprono luoghi pubblici, trasporti, uffici, cinema e palestre. Le autorità di almeno 12 province hanno assicurato che le scuole verranno riaperte a fine marzo o agli inizi di aprile. Ma molti non si fidano delle statistiche e delle assicurazioni delle autorità e rimangono ancora isolato a casa.

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