Mons. You: Preghiera, digiuno e carità per superare l’emergenza coronavirus

Il vescovo di Daejeon racconta la situazione in Corea del Sud. Oggi le autorità registrano il più grande aumento di contagi in un giorno. Ma per la Chiesa, vi è un clima di esagerato allarmismo che alimenta la paura. Tutte le 16 diocesi nazionali hanno sospeso le messe con il popolo. Uno dei due principali focolai è una setta pseudo-cristiana. I suoi membri sono stati in Cina, nell’epicentro dell’epidemia.


Daejeon (AsiaNews) – Preghiera, digiuno e carità: oggi, inizio del Tempo di Quaresima, “è un momento propizio per interrogarci sui piani di Dio per l’umanità scossa dall’emergenza coronavirus”. Lo dichiara ad AsiaNews mons. Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon e presidente della Commissione per gli Affari sociali della Conferenza episcopale di Corea (Cbck).

“Il Signore onnipotente è buono e misericordioso – afferma il presule –. Lui solo sa quanta distruzione porterà questa malattia. Però è Egli stesso ad averla permessa. Prego per capire cosa il Signore chiede all’umanità, alla Chiesa, alla diocesi e a me. Tutto quello che accade, anche le cose in apparenza terribili, sono testimonianza del Suo infinito amore. Per capire, è necessario pregare di più, fare penitenza e sacrifici. Ho chiesto ai miei fedeli di digiunare ogni venerdì. Il cibo che non mangeranno sarà raccolto e distribuito alla persone bisognose. In questo modo, aiuteremo in modo concreto anche le vittime del coronavirus. Sempre di venerdì, reciteremo il Rosario per la fine dell’epidemia”.

Stamane le autorità sanitarie nazionali hanno annunciato 284 nuovi contagi: dall’inizio della crisi, è il più grande aumento di casi registrato in un giorno. Nel Paese, le vittime sono 12 ed il numero totale delle infezioni ha raggiunto quota 1.261; solo una settimana fa, le persone malate erano 51. “Negli ultimi giorni – racconta mons. You – abbiamo assistito ad un aumento incredibile. Credevamo che l’emergenza si fosse calmata. Tuttavia l’opinione diffusa tra noi vescovi è che vi sia un clima di esagerato allarmismo. A questo contribuisce il prossimo impegno elettorale che avrà luogo nel Paese, ovvero le elezioni legislative del 15 aprile 2020. La realtà è che le vittime del virus sono poche, quasi tutte anziane e malate da anni. Finora, che io sappia non è morta nessuna persona giovane e sana”.

Secondo il governo, circa l'80% dei casi confermati è riconducibile a due focolai: uno è una setta religiosa con sede a Daegu, a 300 chilometri a sud-est della capitale; l’altro un ospedale nella vicina contea di Cheongdo. La Shincheonji Church of Jesus conta circa 250mila membri in Corea del Sud. Il gruppo è controverso sia per le sue aggressive campagne di proselitismo, che per la segretezza dei suoi seguaci. Questi nascondono la loro affiliazione con il movimento. Il movimento crede che il fondatore Lee Man-hee, 88 anni, abbia indossato il mantello di Gesù Cristo e porterà 144mila persone con lui in cielo nel giorno del giudizio. “La Chiesa di Shincheonji (che significa Cieli nuovi e Terra nuova) – spiega il vescovo di Daejeon – non è una setta d’ispirazione cristiana, bensì una religione inventata, attorno alla quale gravitano ingenti quantità di denaro. I leader non sono persone sincere e nascondono alle autorità informazioni che potrebbero essere utili, come quelle su spostamenti e incontri”.

Stamane la setta ha consegnato alle autorità sudcoreane una lista con i nomi di 213mila adepti. Seoul condurrà esami clinici su chiunque nella comunità denunci sintomi influenzali. Ma i critici sollevano dubbi sull’attendibilità dell’elenco. Questo che non terrebbe conto di “aspiranti seguaci”, che studiano i Testi sacri in luoghi segreti. Mons. You aggiunge: “Questa setta ha una comunità di circa 200 persone a Wuhan, in Cina, città dove ha avuto origine il virus. In un primo momento, i leader negavano di esservi stati. Ma durante un incontro di preghiera, un membro della comunità ha raccontato con tono trionfalistico che, per volere di Dio, la spedizione di cui faceva parte era tornata dalla Cina senza che alcuno avesse contratto la malattia. Perciò ora sappiamo che alcuni membri della setta in realtà sono stati proprio a Wuhan. È quasi certo che qualcuno di loro abbia portato il virus in Corea”.

Sin dall’inizio della crisi, la Chiesa di Corea ha invitato i cittadini alla calma e ad essere socialmente responsabili. “La situazione – afferma mons. You – è difficile ma saremo in grado di superarla, pregando e cercando di capire cosa Dio vuole, da e per noi. Tutte le 16 diocesi coreane hanno sospeso le messe con il popolo per due o tre settimane. È la prima volta nella storia del Paese che accade una cosa simile. Come Chiesa, seguiamo le direttive del governo e partecipiamo alle iniziative per combattere la diffusione del virus. A mio avviso, l’amministrazione sta rispondendo all’emergenza in modo opportuno”.

Seguendo l’esempio di papa Francesco, nei giorni scorsi la diocesi di Daejeon ha lanciato un’iniziativa in favore del popolo cinese. “I fedeli – racconta il vescovo – hanno raccolto circa 30mila dollari Usa in mascherine, altri indumenti protettivi e prodotti per l’igiene da inviare in Cina. Volevamo aiutare i nostri fratelli e sorelle cinesi, ma non è stato possibile far recapitare loro il carico. Per questo, oggi abbiamo deciso di dirottarlo su Daegu. La Chiesa è sempre stata l’avanguardia, in prima linea nella lotta alle malattie che nel corso della storia hanno minacciato l’umanità. Oltre alla preghiera, sono necessarie azioni concrete da parte dei cristiani. Bastano anche un Rosario ogni giorno, azioni di carità è penitenza. In questi giorni, mi hanno commosso i tanti medici ed infermieri – molti dei quali cattolici – che sono partiti volontari per Daegu, dove manca personale sanitario. Inoltre, i proprietari delle case stanno riducendo gli importi degli affitti per sostenere la popolazione. Questi sono segni di grande solidarietà, testimonianze che smuovono i cuori delle persone”. (PF)

COREA_DEL_SUD_-_0226_-_Virus.jpg