Papua, ancora violenze: 27 morti ed oltre 70 feriti nell’ultima giornata di violenze
di Mathias Hariyadi

Ad innescare una tragedia a Wamena vi è quella che la polizia definisce una “bufala” sul razzismo diventata virale. Jakarta denuncia infiltrazioni dei movimenti indipendentisti nelle manifestazioni. Studenti attaccano le forze di sicurezza a Jayapura: negli scontri perdono la vita quattro persone.


Jakarta (AsiaNews) – Proteste contro “il razzismo di Jakarta” e sentimento indipendentista continuano ad infiammare la regione più orientale d’Indonesia: il bilancio delle ultime violenze in due città della provincia di Papua è di 27 morti ed oltre 70 feriti. I resoconti più tragici giungono da Wamena, nella reggenza di Jayawijaya, dove ieri centinaia di manifestanti hanno incendiato un ufficio governativo ed altri edifici (foto): 20 persone sono rimaste intrappolate nelle fiamme ed hanno perso la vita. Secondo la Polizia nazionale (Polri) le altre tre vittime sono membri del National Committee for West Papua (Knpb), movimento separatista fondato nel 2008. A Jayapura, capoluogo provinciale, un soldato e tre civili sono morti negli scontri che hanno contrapposto le forze dell’ordine ad una folla armata di pietre e machete.

La giornata di scontri segue un periodo di relativa calma nella regione, che a metà agosto scorso è stata scossa da numerose manifestazioni di massa contro il razzismo. Le precedenti proteste derivavano da un incidente in cui gruppi nazionalisti accusavano studenti universitari papuani di Surabaya di aver danneggiato una bandiera indonesiana durante le celebrazioni per il Giorno dell'Indipendenza. I gruppi avevano insultato gli studenti, chiamandoli “scimmie”, “maiali” e “cani”. L’episodio ha innescato proteste in tutta Papua e in altre parti dell'Indonesia.

Le autorità militari dichiarano oggi di aver interrogato circa 700 persone. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, ad innescare la tragedia di Wamena vi è quella che la polizia definisce una “bufala” diventata virale sui social media. Ancora una volta, si tratta di un presunto episodio di razzismo: una professoressa di liceo è accusata di aver rivolto insulti razzisti ad alcuni studenti locali. La scorsa settimana, durante una lezione, l’insegnante chiede ai giovani di leggere a voce alta utilizzando l’espressione indonesiana “baca keras” (leggi più forte). Ma i ragazzi interpretano male la disposizione e capiscono “baca kera” (leggi, scimmia). Dopo giorni d’indignazione, la popolazione è scesa in piazza.

Il gen. Dedi Prasetyo, portavoce della polizia, durante un conferenza stampa oggi a Jakarta afferma che “le indagini sul campo confermano questa versione dei fatti”. L’alto ufficiale racconta che il personale di sicurezza dispiegato per garantire l’ordine pubblico non era equipaggiato con proiettili letali. Tra i manifestanti vi erano infiltrati del National Committee for West Papua (Knpb). “Le 20 vittime sono state attaccate da quelli che crediamo essere attivisti. Insieme a loro vi erano tre militanti del Knpb”, dichiara Prasetyo. Gli scontri hanno costretto alla fuga oltre 4mila residenti, comprese donne e bambini Essi hanno trovato rifugio presso postazioni militari, di polizia e chiese (la maggioranza dei papuani è cristiana).

A Jayapura, resta tuttora ignota la causa delle violenze. Gli incidenti hanno avuto luogo quando una folla di studenti armati di machete e pietre ha attaccato un militare e agenti di polizia. Il soldato Zulkifli è stato aggredito e pugnalato alle spalle; le forze di sicurezza hanno risposto sparando alcune pallottole di gomma, ferendo a morte tre civili. “Sei agenti hanno riportato gravi ferite”, dichiara il portavoce della polizia di Papua, Kamal.

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