Perde la moglie negli attentati di Christchurch ma perdona l’assassino

Farid Ahmed si è trasferito in Nuova Zelanda nel 1988. Dal 2013, l’uomo è costretto sulla sedia a rotelle per un incidente stradale. Durante l’attacco, sua moglie Husna ha salvato un gruppo di fedeli. Mentre rientrava per aiutarlo, la donna è stata raggiunta alla schiena dai colpi di Brenton Tarrant.


Wellington (AsiaNews/Agenzie) – Il dolore, la forza di perdonare ed il coraggio di dire: “Ti amo ancora”. Farid Ahmed (foto), bangladeshi di 59 anni, negli attentati contro la comunità islamica di Christchurch ha perso sua moglie Husna ma assicura di “non nutrire rancore” nei confronti dell’assassino, il 28enne australiano Brenton Harrison Tarrant. Armato con fucili d’assalto, lo scorso 15 marzo il suprematista bianco ha condotto un’azione terroristica costata la vita a 50 persone: 42 nella moschea di Al Noor e otto in quella di Linwood.

Farid Ahmed si è trasferito in Nuova Zelanda nel 1988. Sei anni dopo, è stato raggiunto dalla donna che avrebbe sposato lo stesso giorno del suo arrivo in Oceania. Dal 2013, l’uomo è costretto sulla sedia a rotelle per un incidente stradale. Quando Tarrant ha fatto irruzione nella moschea di Al Noor esplodendo colpi in maniera indiscriminata, Husna Ahmed si trovava nell’area riservata alle donne. “Tenete i vostri figli, venite da questa parte”, urlava mentre conduceva un gruppo di fedeli fuori da una porta laterale. Una volta che donne e bambini erano fuori pericolo, Husna è ritornata dentro la moschea per aiutare suo marito. Ma mentre correva, è stata colpita a morte alla schiena.

“Mi è stato chiesto: ‘Cosa provi per la persona che ha ucciso tua moglie?’. Ho risposto: ‘Amo quella persona, perché è un essere umano, è un mio fratello’”, dichiara Farid Ahmed. L’uomo afferma di non essere in grado di odiare Tarrant: “Non approvo quello che ha fatto, è sbagliato. Ma forse era ferito, forse gli è successo qualcosa nella vita... ma in fin dei conti è un mio fratello. L’ho perdonato e sono sicuro che se mia moglie fosse viva, farebbe la stessa cosa”.

Durante notti insonni dedicate al lutto, i pensieri di Farid spesso tornavano all’assassino: “Mi è venuto in mente che avrei voluto dargli un abbraccio – dichiara –. Vorrei poter incontrare sua madre e abbracciarla, per poi dirle: ‘Tu sei mia zia’. Vorrei avesse una sorella, per abbracciarla e dirle: ‘Non sei diversa dalle mie sorelle’. Alcune persone potrebbero chiamarmi pazzo, ma parlo dal profondo del mio cuore, non sto fingendo: se avessi l'opportunità, lo abbraccerei”.

Farid spera che il responsabile della strage – e quanti ne condividono le ideologie – rifletta su ciò che è accaduto e cambi vita. “Ogni essere umano – conclude l’uomo – ha due lati: uno malvagio e uno compassionevole. Tira fuori quest’ultimo,  invece di uccidere e odiare... Vorrei poterlo dire. Sarei onorato, se potessi portare una persona dalla crudeltà alla generosità”.

Giorni dopo la strage, proseguono le manifestazioni di solidarietà dei neozelandesi, ancora scossi dal più grave episodio di violenza nella storia moderna del Paese. Nel frattempo, il governo adotta misure per evitare simili tragedie. Il primo ministro della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, dichiara oggi che le vendite di armi semiautomatiche di tipo militare saranno bandite da nuove leggi più severe. La polizia annuncia di aver identificato tutte le vittime degli attentati, concedendo il via libera alla loro sepoltura.

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