Onu contro Riyadh: Usa l'anti-terrorismo per colpire gli attivisti, anche donne

“Inaccettabile” l’ampiezza e la vaghezza delle norme contro la violenza estremista. Finiscono per colpire “chiunque possa minare l’unità o la stabilità del regno”. Fra i metodi di tortura utilizzati: elettrocuzione, frustate, abusi e violenze a sfondo sessuale.


Riyadh (AsiaNews) - Riyadh sfrutta le leggi anti-terrorismo per silenziare attivisti, comprese le donne, in aperta violazione alle leggi internazionali che garantiscono il diritto di parola e la libertà di espressione. È l’accusa lanciata da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite contro l’Arabia Saudita, che intanto si prepara a processare decine di detenuti per reati di opinione, fra cui diverse esponenti di movimenti al femminile. 

Ieri, a margine del Consiglio Onu sui diritti umani, si è tenuto un incontro sul tema: “Arabia Saudita - Il tempo delle responsabilità”, in cui si è affrontato il tema delle ripetute violazioni nel regno sunnita wahhabita. L’ampiezza e la vaghezza delle leggi anti-terrorismo e di altre norme sulla pubblica sicurezza è “inaccettabile” come afferma Fionnuala Ni Aolain, relatrice speciale delle Nazioni Unite per la promozione e protezione dei diritti umani. 

“Essa comprende - prosegue l’esperta Onu - persone che sono impegnate nella promozione e nell’organizzazione di sit-in, di proteste, di incontri o di eventi di gruppo. E finisce per colpire chiunque possa minare l’unità o la stabilità del regno, in qualsiasi modo”. Le leggi sono “usate direttamente per attaccare e limitare i diritti di attivisti di primo piano, leader religiosi, scrittori, giornalisti, accademici e di tutti gli altri gruppi che possono essere compresi da questa norma”.  

Michel Forst, relatore speciale Onu sui diritti umani, riferisce che da oltre un anno, in concomitanza con l’inizio della “repressione”, sono in atto contatti con i vertici di Riyadh. “Quello che mi atterrisce - aggiunge - è il colpire in modo deliberato donne che si battono solo per i diritti umani”. Tutte le donne, avverte, non solo quelle impegnate nella lotta per i diritti, devono sentirsi “in pericolo” e gli arresti si tramutano “fermi senza notifica, in luoghi sconosciti”. 

La denuncia delle Nazioni Unite è solo l’ultima di una lunga serie di attacchi alle “riforme” di facciata promosse dal 33enne principe ereditario Mohammed bin Salman, nel contesto del programma Vision 2030. In realtà gli arresti di alti funzionati e imprenditori lo scorso anno, la repressione di attivisti e voci critiche, la guerra in Yemen con le vittime civili, anche bambini, e l’assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi gettano più di un’ombra su Riyadh.

Nel mirino di ong e organismi internazionali le leggi anti-terrorismo, che non riguardano solo l’aspetto della sicurezza ma coprono un settore molto più ampio che finisce per colpire la sfera dei diritti personali. Fra gli attivisti in carcere il panel ha ricordato l’avvocato Walid abu al-Kahir, il poeta e letterato Ashraf Fayadh e diverse donne, fra le quali Loujain al-Hathloul e Israa al-Ghomgham. Alcune di queste si sono spese per il diritto di guida alle donne e per la fine della tutela maschile, una pratica che assoggetta di fatto le donne al loro guardiano (padre, fratello, marito). 

Fra i metodi di tortura utilizzati: elettrocuzione, frustate, abusi e violenze a sfondo sessuale. “È importante ricordare - conclude la blogger saudita in esilio Omaima al-Najjar - che mentre molte donne oggi possono guidare, quelle che si sono battute in passato per ottenere questo diritto sono oggi in prigione. Lo stesso per quante si sono battute per il voto o per poter andare al cinema”. 

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