Dopo gli imam, anche i sikh chiedono alla Gran Bretagna di dare asilo ad Asia Bibi

La donna cristiana è stata scagionata dall’accusa di blasfemia. Seppur liberata, non può lasciare il Pakistan per le proteste dei radicali. L’associazione britannica dei cristiani pakistani chiede che le venga assegnato il Nobel per la pace. Dito puntato contro musulmani di spicco, tipo Malala, che sono tutt’ora in silenzio.


Islamabad (AsiaNews) – Dopo l’appello diffuso la settimana scorsa da tre noti imam inglesi, anche i sikh lanciano un appello al governo della Gran Bretagna affinchè conceda l’asilo politico ad Asia Bibi, la donna cristiana assolta a fine ottobre dall’accusa di blasfemia in Pakistan, ma che tutt’ora non ha il permesso di lasciare il Paese. Con un messaggio diffuso sul sito del “Network of Sikh Organisations”, i leader della minoranza religiosa contestano la decisione del ministro dell’Interno Sajid Javid che ha escluso ogni forma di protezione per la madre cristiana e la sua famiglia, nel timore di possibili attacchi contro le ambasciate inglesi e sul suolo britannico. “Siamo delusi – scrivono – per la decisione del governo. Nello spirito di giustizia, libertà religiosa e difesa di coloro che sono perseguitati dagli estremisti, la Gran Bretagna ha l’obbligo morale di dimostrare al mondo che rispettiamo e sosteniamo i diritti umani e daremo rifugio agli oppressi all’estero”.

Per la liberazione di Asia – arrestata nel 2009 e condannata a morte l’anno successivo – e il suo allontanamento dal Pakistan, sono intervenute numerose personalità in tutto il mondo, mentre la comunità musulmana sembra essere “sorda e muta” di fronte alla sua penosa vicenda. Tra i pochi che si sono espressi in suo favore, i tre imam Qari Asim, Mamadou Bocoum e Usama Hasanper, che hanno scritto una lettera al ministro Javid.

Chiunque in passato abbia mostrato solidarietà e vicinanza alla donna pakistana, è stato perseguitato da minacce di morte o ucciso dai radicali. Tra gli esempi più noti dei minacciati, l’avvocato di Asia Bibi che ha trovato riparo in Olanda; nel secondo gruppo, quello degli assassinati, l’ex governatore musulmano del Punjab Salman Taseer e l’ex ministro cattolico per le minoranze Shahbaz Bhatti.

Tuttavia le minacce dei radicali non fermano l’azione e il sostegno di tanti attivisti e gente comune. Una delle ultime iniziative è quella proposta dall’associazione britannica dei cristiani pakistani (British Pakistani Christian Associaton), che ha lanciato un appello a tutti gli ex Nobel per la pace, affinchè facciano pressione sulla Fondazione di Oslo che assegna il premio. L’obiettivo è “non lasciare Asia da sola”.

L’associazione inglese punta anche il dito contro alcune illustri personalità pakistane (tra cui il Premio Nobel Malala Yousafzai e il sindaco di Londra Sadiq Khan) che per ora tacciono. Il presidente Wilson Chowdhry denuncia “l’inspiegabile silenzio di alcuni leader della diaspora che abbassa il morale di coloro che sono privati dei diritti civili”. Poi conclude: “Tra i cristiani pakistani c’è grande delusione per il fatto che questi chiari appelli alla violenza e al discorso dell’odio non vengano definiti come inaccettabili da esponenti di spicco della loro stessa comunità etnica, che godono di grande influenza”.

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