Mosca risponde ‘colpo su colpo’ alle sanzioni Usa
di Vladimir Rozanskij

Votate contromisure per penalizzare importazioni di prodotti, investimenti e proprietà di cittadini Usa. Misure anche contro i “traditori”: chi per paura delle sanzioni non investe in Crimea o non commercia con ditte colpite dall’embargo Usa. L’esperienza degli “amici” iraniani e cubani.


Mosca (AsiaNews) – Due giorni fa la Duma di Stato, il parlamento russo, ha approvato all’unanimità delle misure in risposta alle sanzioni contro la Russia, decise dal Congresso americano all’inizio di aprile. Le sanzioni Usa erano rivolte soprattutto contro imprese, dirigenti e funzionari pubblici vicini al Cremlino, mettendo veti al rapporto con loro. È un ulteriore episodio della “guerra delle sanzioni” iniziata nel 2014 dopo l’annessione della Crimea; allora, alle sanzioni i russi avevano risposto con la legge detta “del formaggio e del jamòn”, che proibiva l’importazione di prodotti agricoli dei “nemici” occidentali.

Le nuove contro-sanzioni russe sono pensate per “rispondere colpo su colpo”, come ha dichiarato il deputato Andrej Isaev, guardando anche all’esperienza degli “amici” iraniani, da sempre alle prese con le limitazioni americane, soprattutto sotto Trump, ma anche alle misure dell’Unione Europea contro Cuba nei tempi passati. Secondo Isaev “le sanzioni contro la Russia sono state decise in spregio a tutte le norme del diritto internazionale, aggirando le regole dell’Onu, senza esame delle prove contrarie alle accuse, e addirittura estendendosi immediatamente ai parenti degli accusati… molte delle fabbriche di alluminio colpite dalle sanzioni hanno dato vita a città e villaggi, quindi questa guerra è diretta contro il popolo russo, contro l’intero stato russo”.

Le decisioni della Duma pongono limiti al lavoro in Russia per i cittadini degli Stati Uniti e “di altri Stati che sostengano le loro politiche”; propongono di avviare la produzione di brand americani contraffatti; vietare l’importazione di medicine americane e prodotti agricoli, come anche alcool e tabacco; impedire la privatizzazione di proprietà in Russia da parte di cittadini Usa, ecc... Secondo Sergej Mironov, capo del partito “Russia giusta”, “alcuni settori dell’economia americana sentiranno ben presto gli effetti delle contro-sanzioni”.

Legge anche per i “traditori”

Insieme a tali misure, la Duma ha approvato una legge “sulla responsabilità penale di coloro che appoggiano sul territorio russo le sanzioni anti-russe”. Essa è rivolta contro coloro che si recano all’estero a sollecitare le sanzioni e offrono ai nemici la propria consulenza. “Essi  -  ha dichiarato Isaev - di fatto combattono contro il proprio paese mettendosi dalla parte de nemico, sono dei traditori della patria”. La legge prevede pene a partire da una multa di 500 mila rubli (circa 10 mila euro) fino alla privazione della libertà per tre anni, o i lavori forzati per lo stesso periodo.

La legge “anti-traditori” è rivolta anche a coloro che in Russia si rifiutano di collaborare con persone o compagnie colpite dalle sanzioni americane, per esempio rifiutando un affare con essi, o negando loro l’apertura di conti bancari. Mironov ha sottolineato che molte aziende russe si rifiutano di lavorare in Crimea, per paura delle sanzioni Usa, e si è rivolto ad essi con un appello: “Di che cosa avete paura? È più importante il profitto dei vostri azionisti, o gli interessi nazionali?”.

D’ora in poi le compagnie che rifiuteranno di offrire i propri servizi, o fare affari con le altre compagnie russe per paura delle sanzioni, saranno passibili di multe a partire da 600 mila rubli, e i loro dirigenti potranno essere puniti con 4 anni di reclusione.

In ultimo, i deputati del partito “Russia giusta” hanno aggiunto un’ulteriore misura: vietare qualunque investimento in obbligazioni americane, che potranno invece essere effettuati “in azioni finlandesi, europee o in quelle di compagnie di profitto nazionali”.

Dopo la pubblicazione della legge si è aperta un’accesa discussione nel Paese. Le aziende no-profit, soprattutto quelle che si occupano di beneficenza per le malattie gravi, hanno chiesto di non includere medicine e attrezzature mediche nella lista delle merci vietate all’importazione in Russia. Esse hanno inviato lettere ai presidenti dei due rami del parlamento, Valentina Matveenko e Vjačeslav Volodin ed è possibile che dei correttivi vengano inseriti in seconda lettura al Senato.

Su richiesta di alcuni deputati, si prevede d’inserire ulteriori misure contro persone e imprese estere che “si ingeriscono nei processi elettorali nella Federazione Russa”.

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