Tornano proteste, spari e fumo sulla Striscia di Gaza

I proiettili hanno ferito almeno 39 persone e uccisa una. I palestinesi danno fuoco a copertoni per impedire ai cecchini di sparare. L’esercito israeliano apre il fuoco e cerca di spengere gli incendi.


Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – Sono almeno 39 feriti e una la persona uccisa alla Striscia di Gaza al presente, dopo che le proteste e gli spari sono esplosi di nuovo al confine con Israele, nel secondo venerdì della “Marcia del ritorno” e a una settimana dalle violenze della “Giornata della Terra”.

Da quando la protesta è iniziata il 30 marzo con la prima manifestazione della “Marcia del ritorno” (serie di sit in e cortei che si ripeteranno fino al 15 maggio), 23 palestinesi hanno perso la vita, 16 il giorno stesso, altri sono morti per le ferite riportate o in diversi episodi nel corso della settimana. L’uso di pallottole sui manifestanti ha scatenato le critiche degli attivisti e delle organizzazioni per i diritti umani, sia nel Paese che internazionali.

La protesta di oggi è stata soprannominata il “Jum’at al-Kawshook” (Venerdì della Gomma). Da questa mattina, i manifestanti incendiano cumuli di pneumatici nella speranza di ridurre la visibilità dei cecchini israeliani e nascondersi. L’esercito israeliano sta usando grandi ventilatori per spingere via il fumo e acqua per spengere gli incendi. Al momento, le autorità del ministero della Salute e la Mezzaluna Rossa palestinese (Prcs) riportano decine di feriti. Alle 3.00 del pomeriggio locali (2.00 italiane), la Prcs aveva soccorso 81 persone, di cui 36 per ferite da arma da fuoco e tre in condizioni critiche. Secondo le autorità della Striscia, i feriti in maniera grave sono cinque.

L’Idf (esercito israeliano) riferisce che manterrà i protocolli di dispersione della scorsa settimana e sparerà quindi a chiunque cercherà di valicare il confine. Le forze armate israeliane prevedono che alle manifestazioni d’oggi parteciperanno 50mila palestinesi, e giovedì ha rinforzato il proprio spiegamento militare.