Timori per la rottura della tregua. Mosca minaccia risposte "asimmetriche" contro le sanzioni
di Nina Achmatova
Ieri a Mariupol è stata uccisa una persona. A Donetsk alcune esplosioni hanno scatenato incendi. Nella notte è ritornata la calma. L'occidente minaccia nuove sanzioni economiche; Medvedev minaccia la chiusura dello spazio aereo.

Mosca (AsiaNews/Agenzie) - Spari e bombardamenti nell'est Ucraina rischiano di far saltare il fragile cessate il fuoco concordato il 6 settembre tra Kiev,  Cremlino e separatisti filorussi.

Intanto Mosca avverte di risposte "asimmetriche" contro l'Occidente, in caso di nuove sanzioni.

A meno di 48 ore dall'accordo di Minsk, ieri 7 settembre, una serie di esplosioni nei pressi di Mariupol (porto strategico sul Mare di Azov ancora sotto il controllo dell'esercito ucraino, ma ormai quasi circondato dai ribelli) ha di fatto violato la tregua, uccidendo una persona. Poco dopo è stata la volta di Donetsk, dove ci sono state esplosioni nella zona dell'aeroporto, e di cui le parti in conflitto si sono accusate a vicenda. La città è ancora uno dei bastioni della rivolta separatista, ma lo scalo aereo è ancora nelle mani delle forze governative. Secondo un osservatore Osce, gli spari sarebbero arrivati dalla parte dell'aeroporto, ma hanno solo causato alcuni incendi nei villaggi vicini. Episodio, a suo dire, non sufficiente per parlare di un "collasso del cessate il fuoco".

Nella notte, entrambe le città sono tornate alla calma e non sono state registrate nuove violenze.

Da aprile il conflitto nell'Est Ucraina ha ucciso 2.600 persone. Secondo dati ufficiali, i soldati ucraini morti in guerra finora sono 864. Un nuovo rapporto dell'organizzazione non governativa Amnesty International ha accusato entrambe le parti in conflitto di crimini di guerra. Nel documento, testimonianze di civili accusano l'esercito di Kiev di bombardare, in modo indiscriminato, i centri abitati. Altri parlano invece di "rapimenti, torture e uccisioni dei propri vicini" da parte dei separatisti. Amnesty parla anche di appoggio esplicito della Russia alle milizie dell'Est. Mosca, però, continua a respingere tali accuse.

Intanto, a Donetsk e Lugansk, i separatisti non rinunciano a chiedere la secessione, nonostante questa non rientri nel piano di pace concordato la settimana scorsa.

Se la tregua dovesse finire, l'Unione Europea ha annunciato una serie di nuove sanzioni contro Mosca che potrebbero entrare in vigore già oggi. Il governo russo ha messo le mani avanti e in un'intervista a Vedomosti, il premier Dmitri Medvedev ha ventilato possibili risposte "asimmetriche", come la chiusura dello spazio aereo. "La guerra delle sanzioni non porta alla pace in Ucraina ma, al contrario, minaccia il sistema di sicurezza globale", ha aggiunto il primo ministro, auspicando che questo "non sia ciò a cui aspirano le nostre controparti occidentali e che non ci sia alcun pazzo tra i dirigenti".

 

 

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