Cina, la coltre di inquinamento blocca scuole e aeroporti. E colpisce l'economia
Non accenna a diminuire la gravità della situazione ambientale nel Paese, dove l'arrivo del freddo ha moltiplicato il quantitativo di carbone bruciato e quindi l'emissione di particelle inquinanti. A Pechino i livelli di particolato toccano i 473 microgrammi per metro cubo, a Shanghai sfondano i 600. Il limite definito "sicuro" dall'Oms è di 25 microgrammi. Esperti: "Il governo non fa abbastanza, così le aziende scappano".

Pechino (AsiaNews/Agenzie) - L'emergenza inquinamento continua a colpire la Cina intera: mentre nella capitale i livelli di fattori inquinanti sfondano ormai ogni giorno quota 300 (il limite da cui partono le "condizioni gravissime" dell'aria), le autorità chiudono le scuole della capitale provinciale del Jiangsu per "almeno" tre giorni. Fino a questa sera previsto inquinamento "pericoloso" a Pechino, Tianjin e in generale nelle province dell'Anhui, Hebei, Jiangsu e Zhejiang.

La causa principale della coltre di smog è data dal PM 2,5 (particolato - polveri - disperse nell'aria di 2,5 micrometri al metro cubo) causata dalla produzione industriale e intensificata dall'arrivo dell'inverno. Il freddo ha causato l'accensione di milioni di caloriferi, che a loro volta hanno moltiplicato il carbone bruciato nelle centrali energetiche. A Shanghai i livelli di PM 2,5 hanno superato i 600 micrometri al metro cubo, mentre a Pechino hanno toccato i 473: per l'Organizzazione mondiale della sanità il limite per un'aria sana è di 25 micrometri ogni metro cubo.  

Problemi anche per il settore dell'aeronautica. Circa 170 voli interni da e per Pechino sono stati in qualche modo colpiti dalla scarsa visibilità: 93 i voli cancellati. A Nanjing la situazione è stata peggiore, con 111 voli interni cancellati e circa 8mila passeggeri rimasti a terra. Persino Shanghai, con due aeroporti internazionali, ha subito la cancellazione di 144 voli nonostante la qualità dell'aria fosse "leggermente migliore" rispetto al resto del Paese.

Chai Fahe, vice direttore dell'Accademia cinese di ricerca per le scienze ambientali, sostiene che la questione vada affrontata in maniera coordinata: "Ogni regione deve pulire i propri centri inquinanti, in maniera simultanea e senza aspettare che le altre vadano per prime. Altrimenti ogni sforzo sarà inutile".

Huang Wei, che lavora sulle questioni climatiche ed energetiche per Greenpeace a Pechino, è più netto: "I passi intrapresi dal governo di Shanghai per combattere l'inquinamento non sono sufficienti. Lo smog pone ormai un enorme rischio per la salute pubblica e colpisce senza ombra di dubbio le decisioni relative agli investimenti delle multinazionali, che a tutt'oggi esitano prima di mandare dipendenti stranieri a lavorare in Cina".

 

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