Mindanao: l’esercito filippino avanza sui ribelli, appello dei vescovi al negoziato
I prelati dell’isola chiedono una risoluzione “pacifica” della crisi. Da giorni in atto violenti scontri, i militari conquistano terreno. Ad oggi sono 61 le vittime confermate, almeno 70mila gli sfollati. Dai vertici della Chiesa cattolica solidarietà per quanti soffrono “siano essi cristiani o musulmani”.

Manila (AsiaNews) - La Chiesa cattolica filippina lancia nuovi appelli "al negoziato per una risoluzione pacifica della crisi" a Mindanao, dove da giorni sono in atto violenti scontri fra esercito governativo e ribelli indipendentisti islamici. Tuttavia, il "grido di pace" dei 18 vescovi dell'isola - nel sud del Paese - sembra cadere nel vuoto, dato che le violenze continuano. Secondo fonti locali, i militari su ordine del presidente Benino Aquino starebbero lanciando un'offensiva generale per stroncare la resistenza dei guerriglieri i quali, per proteggersi, fanno uso di scudi umani coi civili. Il portavoce dell'esercito aggiunge che l'avanzata è "rallentata" proprio per scongiurare vittime fra la popolazione, mentre gli attivisti di Human Rights Watch (Hrw) parlano già di "operazioni di guerra".

Nei giorni scorsi tutti e 18 i vescovi di Mindanao si sono rivolti al governo e ai ribelli del Moro National Liberation Front (Mnlf), chiedendo di trovare una "soluzione negoziale" alla crisi che ha investito la città di Zamboanga, epicentro del conflitto. Per il clero filippino alla base dello scontro vi è il negoziato di pace fra Manila e i ribelli del Milf, il Fronte islamico Moro, rivali del movimento Mnlf.

Dall'inizio delle operazioni contro il Mnlf, il 9 settembre scorso, l'area è virtualmente paralizzata e i suoi abitanti "vivono in uno stato di paura". Ad oggi il numero dei morti a Zamboanga è salito a 61, mentre i feriti superano i 70; almeno 70mila i profughi in fuga dalla guerra, su una popolazione totale di circa 800mila persone. Questa mattina decine di persone sono riuscite a fuggire dall'area teatro del conflitto, mettendosi in salvo in zone più sicure. La guerriglia sembra perdere terreno di fronte all'avanzata dell'esercito; tuttavia, i militari si muovono con cautela perché vi sarebbero ancora alcuni civili nelle mani dei ribelli islamisti.

"Siamo profondamente rattristati e preoccupati - affermano i vescovi - da questa tragedia che causa perdita di vite umane e la distruzione di beni materiali. Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti quanti sono colpiti da questa tragedia, siano essi cristiani o musulmani". I prelati a Mindanao condannano al contempo con forza quella che definiscono "azione disumana", ovvero l'uso di civili come scudi umani.

I ribelli islamisti del Mnlf, fronte separatista islamico nato alla fine degli anni '60, reclamano l'indipendenza da Manila e la creazione di un Paese musulmano nell'arcipelago meridionale di Mindanao, ricco di risorse sotterranee. A dispetto di un trattato di pace firmato nel 1996, le ostilità tra ribelli e autorità centrale hanno continuato a segnare il sud del Paese a fasi alterne, portando anche alla scissione del fronte indipendentista in gruppi minori. Tra questi, il Moro Islamic Liberation Front (Milf) ha firmato con Manila una bozza di pace a Kuala Lumpur nei mesi scorsi; tale tregua, accolta con scetticismo da entrambe le parti, rischia di sfumare per l'opposizione di altri movimenti ribelli che continuano a fomentare violenze e divisioni nella regione.

 

 

FILIPPINE_-_ribelli_islamici.jpg