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  • » 07/11/2016, 11.10

    INDONESIA

    Più di 100mila firme contro il manipolatore delle proteste di Jakarta

    Mathias Hariyadi

    Buni Yani, professore di comunicazione alla London School di Central Jakarta, è accusato di aver manipolato le parole del governatore cristiano della capitale per renderle offensive verso l’islam. Egli si è difeso dicendo di averlo fatto “per errore”, ma l’opinione pubblica vuole che sia aperta un’inchiesta.

    Jakarta (AsiaNews) – Una petizione con più di 100mila firme chiede un procedimento legale contro l’uomo che avrebbe aizzato le proteste del 4 novembre scorso a Jakarta. Buni Yani, ex giornalista e professore di comunicazione alla London School di Central Jakarta, ha confessato di aver manipolato le parole del governatore della capitale, che gli sono valse l’accusa di blasfemia.

    Da diverse settimane Basuki Tjahaja Purnama detto “Ahok”, governatore di Jakarta (cristiano di etnia cinese), è accusato di essere un “diffamatore dell’islam”. Il 4 novembre decine di migliaia di radicali islamici sono scesi in piazza per chiedere la sua condanna. La manifestazione, sfociata in episodi di violenza, ha subito le infiltrazioni di agitatori politici con l’obiettivo di screditare il presidente Joko Widodo.

    Dopo il ritorno alla calma, nella capitale ci si chiede chi abbia scatenato questa ondata di proteste. Yani, per ora, è l’unico indagato. Intervenendo ad un programma televisivo, il professore ha ammesso di aver travisato le parole pronunciate da Ahok e di aver omesso “per errore” una parola, cambiando il senso della frase e modificandola in un insulto alla comunità musulmana. L’uomo ha poi respinto l’accusa di aver dato vita al movimento di protesta sfociato nella manifestazione di Jakarta.

    La frase originale pronunciata da Ahok era: “non credete a tutto quello che dicono le persone…perché spesso siete ingannati nell’usare la 51ma sura di Al Maidah [quinto capitolo del Corano]”. La frase manipolata ometteva “nell’usare”, come se la sura del Corano ingannasse i fedeli islamici.

    Secondo l’opinione pubblica questa scusa non regge e Yani avrebbe agito di proposito favorendo la circolazione online di un video ritoccato che mostrava il governatore pronunciare la frase incriminata. Il professore aveva accusato il politico dal suo profilo Facebook, affermando che “Ahok ha compiuto una diffamazione religiosa”.

    Basandosi sulla “confessione” di Yani, la petizione popolare chiede che la polizia faccia luce sul caso e che il professore sia incriminato per condotta morale e intellettuale disonesta: “La sua azione – recita il testo – ha creato una provocazione che è degenerata nella furia della maggior parte delle comunità islamiche”.

    Alcune personalità accademiche del Paese si sono scagliate contro l’intero caso di blasfemia montato per danneggiare il governatore cristiano. Sarlito Wirawan Sarwono, professore di psicologia all’University of Indonesia, ha scritto: “Dio e la religione sono così deboli che hanno bisogno della difesa della loro comunità?”. L’islam, ha continuato, non ha bisogno di essere difeso, ma coloro che devono essere difesi sono gli orfani e le persone sfortunate.

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